Saturday, July 16, 2016

Tecnologie di comunità


Ieri, preso Villa Fedora a Baveno, è stato presentato alla stampa il progetto Velfare Comunitario Overaged. Non si tratta di un errore: Velfare e non Welfare perché le iniziali sono quelle della provincia del Verbano-Cusio-Ossola (VCO) che è capofila del progetto.
Cofinanziato da Fondazione CARIPLO, il progetto si presenta come un'impresa di assoluta innovazione nel campo dei servizi alla cittadinanza anziana. Come CREMIT, rappresentiamo l'Università Cattolica nella partnership del progetto, insieme agli amici di Contorno Viola, partner storico di CREMIT.
Intervenendo alla tavola rotonda di presentazione, ho portato l'attenzione su tre temi che fanno (e faranno nei prossimi tre anni) di Velfare Comunitario Overaged un laboratorio di sperimentazione interessantissimo.

Age and Media
La Media Education è da sempre un'attenzione educativa ai minori, ai più piccoli; si preoccupa di attrezzarli perché siano in grado di interagire correttamente e senza rischi con i media. Un'azione di empowerment che fa leva sullo sviluppo del senso critico e del senso di responsabilità e che, soprattutto con l'avvento e la diffusione dei media digitali e sociali, diventa dispositivo per la formazione della cittadinanza attiva.
L'invecchiamento progressivo della popolazione e, allo stesso tempo, l'orientamento sempre più deciso delle politiche di welfare verso il digitale, fa sì che sempre più ci si trovi oggi davanti una popolazione anziana che ha la necessità di sviluppare competenze per accedere a servizi che passano per il digitale. Nasce qui la necessità di rideclinare la Media Education perché venga incontro alle esigenze di questo tipo di utenza. La Age and Media Education lavora in questa direzione: il progetto VCO ne costituisce un'importante esperienza nel nostro Paese sulla scorta di quanto già accade soprattutto nel Nord Europa.

Tecnologie di comunità
Siamo nella terza età della tecnologia, se pensiamo ai suoi usi sociali e soprattutto formativi.
La prima età è quella in cui le tecnologie sono soprattutto tecnologie della distanza: dall'uso della radio e della televisione per la FAD fino alla prima stagione dell'e-learning, la concettualizzazione che della tecnologia si ha in questa fase è di un dispositivo grazie al quale lo spazio non rappresenta più un ostacolo per la formazione. "Everywhere and anytime" è il motto che fotografa bene questa situazione.
Lo sviluppo delle tecnologie digitali mobili guida la transizione alla seconda età, quella delle tecnologie di gruppo. La tecnologia, in questo caso, rappresenta qualcosa grazie a cui si può lavorare meglio non necessariamente a distanza, ma nel piccolo gruppo, nel team, nello staff. I wiki, gli ambienti di condivisione, i repository e i servizi basati sul cloud sono gli strumenti che fanno da protagonisti in questa fase.
Oggi siamo probabilmente dentro una terza età che mi piace definire delle tecnologie di comunità. Due sono i significati di questa espressione.
Un portale come quello che sarà sviluppato nel progetto VCO è una tecnologia di comunità perché favorisce la sincronizzazione, sul territorio, delle esigenze degli anziani destinatari del servizio, dei volontari che rendono disponibili ore-uomo nella banca del tempo territoriale, degli operatori dei servizi. A questo primo livello e in questo primo senso, la tecnologia "cuce" il territorio, ne rappresenta un tessuto di connessione, libera possibilità.
Ma attorno al portale si andranno a formare attori (volontari e operatori) il cui scopo sarà di ricostruire attorno alla tecnologia la comunità favorendo il passaggio da un Welfare digitale a un Welfare comunitario. Un tema, questo, su cui con gli amici di Contorno Viola il CREMIT sta lavorando anche nella direzione di un progetto Inter-reg già allo studio.

Prevenzione 2.0
Da quello che siamo venuti argomentando, soprattutto da quest'ultimo passaggio relativo al Welfare comunitario, deriva la necessità di ripensare in profondità i servizi e soprattutto di aggiornare le competenze degli operatori. Tra queste competenze non possono mancare:
- la moderazione on line, la Social animation. I nuovi operatori della prevenzione - operatori 2.0 - devono saper gestire la comunicazione on line, devono saper entrare nei social, intercettare il disagio e i bisogni, intervenire prima on line e poi guidare la persona ai servizi;
- la capacità di gestire i big data e di "leggerli" a livello di analytics. "Tracciare" un anziano nelle sue abitudini (magari attraverso un badge digitale che raccoglie e spedisce informazioni sul suo battito cardiaco, la sua pressione arteriosa, il suo metabolismo, quanto e come si muove, in che orari, ecc.) significa fornire all'operatore della prevenzione informazioni importanti per razionalizzare e rendere più efficace la sua azione. Il reality mining - così si chiama questo tipo di attività - finora è stato appannaggio del marketing: oggi diventa sfidante sfruttarlo per i servizi (a chi volesse approfondire si consiglia il bel libro di Alex Pentland, Fisica sociale, UBE, Milano 2015);
- un ultimo cenno meritano la videoanalisi e l'analisi dei consumi. Metodologie e tecniche che provengono dalla ricerca sociale e che oggi divengono fondamentali per gli operatori dei servizi: basti pensare al ruolo dei media digitali e sociali in tutte le età della vita.

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