Sunday, December 12, 2010

La scuola, le LIM e i guerrieri nel cavallo



Se volessimo sintetizzare i risultati del Report di Monitoraggio del Progetto "Lavagne" del MIUR per l'anno 2009-2010 potremmo rifarci al classico: “Niente di nuovo sotto il sole...”. Cosa intendo dire? Intendo dire che alcune linee di tendenza – che con la mia équipe di ricerca del CREMIT ho potuto verificare nel corso degli anni (almeno fino a quando mi è stata rinnovata la fiducia in funzione di questo compito che ora è stato affidato ad altri probabilmente più qualificati) – sembrano essersi consolidate. 

Ne individuo almeno tre che mi paiono interessanti.

1. La prima è di tipo anagrafico. Siamo un Paese in cui si entra in ruolo nella scuola mediamente a 42 anni e mezzo e in cui la fascia di coloro che hanno superato i 46 anni è percentualmente quella che è maggiormente presente nelle scuole (70%). Occorre tenerlo presente nel leggere i dati relativi a progetti che, come “Lavagne”, provano a spingere l'innovazione: un precariato logorante alle spalle e il fatto che gli anni più produttivi (i trenta) siano alle spalle non agevola di sicuro la disposizione al cambiamento, non motiva alla fatica del fare innovazione. Certo la saggezza che proviene dall'esperienza dovrebbe bilanciare... ma non è aritmetico.

2. La seconda è di tipo tecnologico. Il nostro report restituisce alcuni dati interessanti a questo riguardo. La disponibilità della connessione a Internet continua ad essere percentualmente bassissima nelle scuole del Regno: solo nel 7% delle classi internet è presente. Si tratta di un dato significativo, perché dice di un ritardo rispetto alla comprensione dell'evoluzione recente delle tecnologie, sempre più basate sul web e sempre meno identificabili con hardware e software ingombranti. Oltre a questo si continua a registrare, percentualmente, la maggior presenza di connessione nel laboratorio di informatica e nei locali della direzione scolastica e della direzione dei servizi amministrativi. La “geografia” in questo caso è interessante e denota una rappresentazione della tecnologia che continua a essere in larga parte riconducibile alla sua funzionalità extra-didattica (i luoghi del "potere") o, nel caso di un utilizzo didattico, viene in larga parte ancora pensata non come “ingrediente” ordinario della didattica in classe, ma come attività “speciale” (tanto è vero che continua ad essere ospitata nella maggior parte dei casi in laboratorio o in un'aula dedicata, come dimostra il 23% dei casi delle scuole che continuano a posizionare la tecnologia in locali ad hoc).

3. La terza costante è di tipo sociale. Ancora una volta il Report restituisce percentuali di soddisfazione molto incoraggianti, sia per la formazione ottenuta che per la qualità dei tutor. Anche in questo caso si tratta di una tendenza definitasi lungo gli anni, incoraggiante per ANSAS e gratificante per i tutor ma che si potrebbe anche provare a interpretare. Ad esempio ci si potrebbe chiedere quanto pesi l'oggettiva qualità della proposta e quanto, ad esempio, il semplice bisogno di formazione o l'esigenza di qualificarsi nella speranza dell'apririsi di qualche spazio di carriera da parte di insegnanti che, come il Report restituisce, non sono specialisti di tecnologia e che nella maggior parte dei casi si avvicinavano per la prima volta a una LIM.

A questi elementi si possono aggiungere almeno due considerazioni sul versante squisitamente didattico, in particolare rispettivamente all'uso didattico della LIM e alla sua rappresentazione.

In primo luogo, se si riflette sui dati relativi alla rappresentazione della LIM, emerge come la maggior parte degli insegnanti la valuti positivamente in relazione a due funzioni: il fatto che si presume faciliti la comunicazione e che risulti accattivante per gli allievi. Il dato va letto. Qui gli insegnanti più che provare a cogliere due “leve” della LIM, mi pare che proiettivamente ripongano in essa la loro speranza di poter confezionare una didattica maggiormente efficace: in buona sostanza più che di caratteristiche della LIM stiamo parlando di due aspettative diffuse degli insegnanti da ricondurre alle loro principali difficoltà. Tali difficoltà sono indubbiamente da cercare nella comunicazione con i ragazzi (sono così diversi, così lontani, da come eravamo noi... noi “immigranti” e loro “nativi” - su questo cfr. i miei ultimi post) e nella motivazione: la tecnologia come attrazione, come focus di una nuova curiosità, come ingrediente per rendere interessante la scuola.

In seconda istanza, balza all'occhio il dato relativo all'uso della LIM, anche in questo caso nella grande maggioranza dei casi consegnato ad attività frontali e di rappresentazione della conoscenza. La LIM come appunto una lavagna. Seguendo la bella metafora coniata qualche anno fa da Giovanni Biondi, se si trattava di portare il cavallo di Troia (la LIM) dentro le mura della città assediata (la scuola), adesso che è entrato occorre trovare il modo di far uscire i guerrieri dalla pancia del cavallo! In caso contrario, come sempre nell'impiego delle tecnologie, le pratiche (vecchie) prevarranno sull'impatto (innovativo) della tecnologia.

La registrazione di questa doppia osservazione implicherebbe che, accanto al processo di introduzione di tecnologia nelle scuole e di training tecnico-didattico degli insegnanti, ci si interrogasse attentamente su come pilotare l'innovazione a livello di sistema tenendo presente che, come questo Report evidenzia, nel 40% dei casi, essa è lasciata all'iniziativa di singoli docenti, particolarmente esperti e/o motivati.

7 comments:

Michela said...

Illustrissimo Professore,
condivido tutti gli aspetti da Lei evidenziati. Sono nella scuola da 28 anni e ritengo di poter essere considerata un testimone/osservatore attendibile. Oggi si assiste ad uno "stravolgimento" costante e graduale del ruolo e delle competenze degli insegnanti. Esperti di informatica, burocrati, responsabili della sicurezza, del primo intervento, creatori di progetti, animatori, consulenti familiari, ecc...al docente viene attribuito un numero di funzioni sempre maggiore. La capacità didattica, ma soprattutto la preparazione culturale rimangono sullo sfondo, quasi non sembrano determinanti. IO credo che oltre a diffondere l'utilizzo di questo pur formidabile strumento, la LIM, che io adopero e di cui sono entusiasta, bisognerebbe lavorare per riconsegnare all'insegnante lo status di esperto nella trasmissione della conoscenza; ma soprattutto di depositario di un sapere particolare, specifico che forse andrà ridefinito proprio col contributo della Lavagna.
Una sua allieva IUl (entusiasta dei suoi insegnamenti)

michela

d3em64 said...

Credo, come Lei ben evidenzia alla fine del post, che il problema sia di sistema; l'incapacità cronica del nostro paese di coagulare attorno ad un progetto le migliori forze delle istituzioni formative. E allora succede che professori e ricercatori di prim'ordine siano trascurati a beneficio di chissà chi; succede che quei pochi insegnanti motivati siano considerati alla fine più un peso che una risorsa; succede che i progetti si blocchino perché all'improvviso manchino i fondi promessi; succede che attorno ad occasioni irripetibili si addensino solo avvoltoi di 4° ordine capaci solo di parlarsi addosso... intanto l'occasione passa, come gli anni di quei trentenni che alla fine, alla soglia dei 50, ancora sperimentano per puro piacere professionale.

Gianni Marconato said...

Mi pare si confermi quanto i più avveduti e i meno avezzi agli abbagli tecnologici, tra i quali purtroppo mi devo annoverare,la Lim non è la soluzione come non è neppure il problema. Il problema è stato l'aver fatto credere e aver creduto che la LIM risolvesse il problema della qualità della didattica e dell'apprendimento. O che la LIM fosse il cavallo di Troia. Tu, Pier Cesare, aspetti che i guerrieri esacano; io sospetto che non escano perchè non ci sono; ho il fote sospetto (per non dire la certezza) che il cavallo di Troia/LIM sia vuoto. Che la Lim sia, in buona sostanza, un'innovazione vuota. Sono sempre stato dell'avviso, e la questione LIM mei conforta in questo, che se il problema è la didattica, questa va affrontata di petto. Con e senza le tecnologie. Grazie per le riflessioni, come sempre stimolanti

pirozzi said...

a parte che sarebbe interessante verificare in quante scuole giacciono ancora incelofanate; a parte che sarebbe interessante raccogliere le motivazioni di questa peristenza del preservativo intorno alla macchina (perchè i ragazzi le scassano, la paura), per quello che ho visto in diversi casi l'uso della lim è ridotto alla forma libro e alla forma lezione frontale (non ti distrarre! e quindi rifiuto totale della serendipity, andate qua dove dico io, ora andate qui, e quindi ipertestualità zero, solo la lienarità del docente che ha il terrore del disordine e della perdita della sua autorevolezza di fronte agli smanettatori che mentre lui"spiega" che cosa devono fare quelli già hanno raggiunto l'america e non si mettono paura che non è l'india; a parte che ho visto i tecnici molto più capaci di molti docent di aiutare l'apprendimento ... qualche riflessione a) sulla formazione, che ho visto spesso affifata a tecnici informatici che, più realisti del re, spiegano prima che cosa bisogna fare e poi guidano passo passo (l'informatica, diceva un mio amico, è la prima nemica dell'ipermedialità); b)se ha senso crera un ambiente lim lasciando inalterato l'ambiente aula/classe.
A finale, ricordo una cosa difficile, ma difficilmente parafrasabile: queste c. di NT NON SONO SUSSIDI DIDATTICI, ma "protesi noetiche", paqrolone che andrebbe parafrasato magari con qualche colpo di Rivoltella e far comprendere3 che la nostra mente changes a seconda del mezzo. Qua ancora si parla, in classe, come dei libri stampati, con le gerarchie della testualizzazione della stampa e ci si scorda pure dell'oralità.
In effetti la metafora che mi viene per la LIM(a) è quella di uno strumento per l'evasione scolastica:
dall'ucciardone all'istruzione
un sol grido: evasione!
(Basta con questa pippa di voler includere tutto e tutti in un'istituzione defunta, diove anche solo l'organizzazione di spazio e tempo ci condanna alla servitù.
salvatore pirozzi

fabrizio said...

ma i guerrieri distrussero Troia, se la storia non mi inganna... allora sarebbe meglio che rimangano nel cavallo. Tanto la scuola già è abbastanza distrutta dai decisori politici.
grazie per l'ospitalità

un TutorLim che ancora ha speranza
;-))

Pier Cesare Rivoltella said...

@Fabrizio: è vero, la metafora è "guerresca", ma così non la intendevo... e neanche Biondi, ne sono convinto!

Sara said...

LIM: 8 milioni di euro di lavagne
8 milini di euro x formazione pro-LIM

Io ho una classe di periti informatici, 24 maschi agitati + 1 femmina: devo fare con loro il laboratorio di informatica su un totale di 7 PC che si piantano.

Pero' di fianco c'e' la LIM con saletta dedicata...

Dov'e' l'innovazione?
Quella scelta e' solo 'vorrei ma non posso', superficie, slogan.

sara